«Tutto il mondo è paese non vuol dire che tutto è uguale: vuol dire che tutti siamo spaesati rispetto a qualcosa e a qualcuno». Il libro indaga, da punti di vista diversi, le potenzialità cognitive e morali, costruttive e distruttive dello spaesamento e della distanza. Perché una lunga tradizione ha attribuito allo sguardo dell'estraneo - del selvaggio, del contadino, dell'animale - la capacità di svelare le menzogne della società? Perché la riflessione sul mito serve a distanziare la realtà, mentre il mito è spesso uno strumento politico per controllare gli ignari? Perché nel Medioevo, durante i funerali dei re di Francia e d'Inghilterra, veniva portato in processione un fantoccio detto «rappresentazione»? Perché il cristianesimo fece propria la proibizione mosaica delle immagini ma favorì da un certo momento in poi la diffusione di immagini devozionali? Perché lo stile è stato usato, a seconda dei casi, per includere o escludere la diversità culturale? Perché ricorriamo così spesso a metafore visive come «prospettiva» o «punto di vista»? Uccidereste un mandarino cinese sconosciuto se vi venisse offerta una grossa somma? Gesù era cristiano? Dieci sguardi sul mondo, da vicino e da lontano. Nuova edizione accresciuta.
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Ernest Boulton e Frederick Park, per gli amici Stella e Fanny, conosciuti dalla stampa inglese come le He-She Ladies, sono stati a lungo i protagonisti della sessualità deviata vittoriana. Accusati di indecenza e sodomia, arrestati e condotti di fronte al tribunale di Bow Street, per due anni vennero sottoposti a processi e umiliazioni per poi esser rilasciati e dichiarati non colpevoli. Ma chi erano Boulton e Park? E perché l'accusa si accanì così ferocemente contro di loro? Attraverso i verbali del processo tradotti qui per la prima volta in italiano faremo un salto indietro in un'epoca in cui l'abito, se non usato secondo i canoni stabiliti, poteva trasformarsi in un vero e proprio reato.
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Isidoro è rinchiuso in un carcere minorile perché ha accoltellato uno che ci provava con la sua ragazza. Divide la cella con Alfio, che invece ha sfregiato la propria fidanzata per gelosia. Un giorno il direttore del carcere offre a Isidoro l'opportunità di partecipare a un corso per diventare istruttore di cani. Il ragazzo, poco convinto, accetta, e si vede affidare una belva di nome Dracula, piena di cicatrici perché era un cane da combattimento, usato per le scommesse clandestine. Il corso va avanti tra alti e bassi, un po' come l'umore di Isidoro. Come si può stare allegri in un posto in cui mancano l'aria, il vento e il sole, in cui manca la libertà? E quali prospettive lo attenderanno, una volta uscito dal carcere? Riprenderà la cattiva strada, come Alfio, o sarà come Dracula, che grazie alle sue cure ritrova giorno dopo giorno la fiducia negli altri? Un libro di narrativa per ragazzi dai 12 anni sulla speranza, sulla difficile battaglia della crescita e sulla ricerca del proprio posto nel mondo. Età di lettura: da 12 anni.
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Con "Lessico amoroso" Massimo Recalcati ha dato vita a un'operazione culturale che riprende e aggiorna i "Comizi d'amore" di Pasolini: partendo dalla constatazione del fatto che "non sappiamo più parlare d'amore", Recalcati ha usato la televisione per provare a ridare una lingua poetica dell'amore. Il volume, che contiene un dialogo inedito tra Recalcati e i due curatori, raccoglie una serie di saggi di psicoanalisti, filosofi, giornalisti che provano a indagare, in tutti i suoi aspetti, l'esperimento del "Lessico amoroso" e i suoi effetti in un serrato dialogo con il pensiero di Recalcati.
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Gli anni Ottanta sono stati l'incarnazione del Bene sotto forma di merce. Un Bene, tuttavia, separato da qualsiasi forma di verità. Questo "Bene" poteva mentire, e anche molto. Perché il suo unico scopo era fare stare bene. Invicta, Swatch, Nike e tanti altri non erano solo marchi. Sembravano capirti, solo loro, nel momento in cui stavi crescendo, o donarti un'"aura", a te che non l'avevi mai avuta.
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È un'arte, in Giappone, quella di ricomporre un vaso di ceramica che sia caduto, frantumandosi. Il metallo usato per ricongiungerne le parti impreziosisce quel vaso, reso unico proprio dall'imperfezione delle sue cicatrici. Non è forse quello che accade alle protagoniste che compongono il mosaico di "Donne che si amano"? Donne che si sono guardate allo specchio senza più riconoscersi, che si sono svegliate senza il desiderio di uscire di casa, che hanno dimenticato i propri più intimi desideri, sacrificandoli a qualcuno che ne ha fatto carta straccia. Donne in attesa di un telefono che non squilla, di una decisione sempre rimandata, donne ingannate e spesso complici di quell'inganno. Donne che hanno rinunciato ad amarsi. Almeno fino a un certo punto. Quando, dopo aver toccato il fondo, hanno detto basta e si sono chinate a raccogliere i pezzi di quel che erano, cercando di ricomporsi. Sono piene di cicatrici, a volte di ferite aperte, ma sono donne diverse, nuove. Fragili ma desiderose di resistere, e per questo belle. Più belle di prima, perché consapevoli. Sono loro, mentre rinascono, piene di luce, le protagoniste di "Donne che si amano". Con la sensibilità e la delicatezza che lo contraddistinguono nel tratteggiare il mondo femminile, Roberto Emanuelli torna a parlare di donne. Donne che vivono intensamente e per questo, quando cadono, rischiano di rompersi. Ma che sono capaci di trovare dentro di sé la forza di rialzarsi, di rinascere, di tornare ad amarsi.
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