Il testo affronta una tematica poco trattata nel contesto della ricerca sociale, specialmente in ambito italiano: le condizioni di detenzione delle detenute transgender. Le persone transgender subiscono un continuum di violenza di genere sistemica, istituzionale e culturale, in quanto espressione di devianza rispetto alla norma eterosessuale, costruita attorno alla sovrapposizione tra sesso e genere e all'opposizione binaria ed essenzialista tra maschile e femminile. Questa violenza rischia di intensificarsi nel contesto carcerario, permeato da un'ipernormatività di genere e dall'esaltazione dei ruoli tradizionali. Che spazio c'è, all'interno del carcere, per l'espressione di un'identità di genere «altra» come quella veicolata dalle detenute transgender? Come sta reagendo il carcere italiano di fronte a questa presenza, potenzialmente destabilizzante per l'istituzione? Che tipo di problematiche si trovano a vivere le persone transgender in carcere, e che tattiche di resistenza mettono in atto? Attraverso un'esperienza di ricerca pluridisciplinare che ha approfondito la situazione delle sezioni «protette» dedicate alle detenute transgender nelle case circondariali di Belluno Baldenich e Napoli Poggioreale il testo prova a rispondere a queste domande.
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"La mostra Capodimonte da Reggia a Museo è uno di quei felici eventi che ci fa ricordare ancora una volta come l'arte sia l'eredità fondamentale lasciataci dalla storia. Da Roma e Parma fino alla Reggia borbonica di Napoli, poi Reggia sabauda, le opere d'arte hanno viaggiato, come il potere e le idee. Nel corso della storia molti sono stati gli scambi, non sempre armoniosi, ma nemmeno sempre disarmonici. Nel 2024, le due regge, Venaria e Capodimonte, entrambe residenze di caccia con grandi giardini storici, hanno deciso di condividere l'obiettivo comune di rivelare un segreto custodito sin troppo bene: l'eccezionale importanza delle collezioni della reggia napoletana ... Nella residenza sabauda la mostra segue, infatti, le logiche d'una storia nazionale. Un'orgogliosa condivisione culturale comune, quindi, che parla al pubblico torinese e, più in generale, agli italiani 'del Nord', come si dice al Sud, mostrando insieme come questa grande ricchezza 'meridionale' deve ancora essere scoperta e conosciuta come merita." [Sylvain Bellenger e Andrea Merlotti] note di vendita Guida breve della mostra "Capodimonte da Reggia a Museo. Cinque secoli di capolavori da Masaccio a Andy Warhol" presso la Venaria Reale di Torino dal 29 marzo al 15 settembre 2024.
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Sulla scorta di documenti inediti, la ricerca si sofferma sulla formazione culturale e politica di Piero Delfino Pesce nella Napoli dell'ultimo decennio del XIX secolo e ne indaga gli snodi più importanti: da autore di commedie a giornalista; da poeta a novelliere, critico letterario, musicista, pittore e botanico; da docente presso le università popolari a filosofo della politica; da combattente contro la privatizzazione dell'Acquedotto Pugliese fino all'avventura editoriale di «Humanitas» (1911-1924). Profuse il suo impegno per questa testata nel tentativo di sprovincializzare la cultura italiana, aprendola ai contributi teorici e artistici provenienti da altri Paesi. Si batté per promuovere la Rinascenza mediterranea e il riscatto del Mezzogiorno nella prospettiva di creare una civiltà più luminosa e benefica, con un senso nuovo e più largo di umanità. Colui che l'amico Tommaso Fiore definì «il più gentile fra i fiori del sapere» si oppose strenuamente al fascismo. Da qui il suo arresto, la devastazione e la chiusura di «Humanitas» per mano dei fascisti, la sua espulsione dall'insegnamento. Ma il fiero mazziniano non si arrese. Prefazione di Pietro Finelli. Presentazione di Angelo Rotolo.
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Quando le truppe borboniche e sanfediste entrarono a Napoli nel 1799, l'Europa intera rimase sconvolta perché le violenze culminarono in episodi di antropofagia. Ma questi delitti di bassifondi dimenticati costituirono un unicum, un caso isolato? Anche se Napoli è il punto di partenza della narrazione, lo sguardo si allarga poi all'Europa, con una comparazione nella lunga durata che si estende dal tardo Medioevo delle lotte tra guelfi e ghibellini e delle signorie che chiudevano l'esperimento comunale al Cinquecento del Sacco di Roma e delle guerre di religione in Francia; dal Seicento della Rivoluzione inglese e del secolo d'oro olandese fino al Settecento della Rivoluzione francese. Una carrellata impressionante di decine e decine di massacri popolari, coronati dal cibarsi di carne umana, che mostra quanto il cannibalismo in Europa fosse soprattutto un'estrema pratica magico-rituale della politica popolare, fino a un tempo a noi molto vicino. Un'indagine sconvolgente e appassionante, condotta fra storia e antropologia, che riesuma un grande rimosso della storia del Vecchio Continente: il cannibalismo praticato non per fame ma nel fragore della lotta politica.
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Don Dolindo (1882-1970), sacerdote napoletano, fu un instancabile e raffinato letterato, un brillante musicista, cantore e organista, ma soprattutto un fantastico predicatore che spese tutta la sua vita in povertà per il prossimo, privilegiando i più poveri soprattutto di una città difficile come Napoli, dove trascorse la maggior parte della sua vita portando il suo ministero in quasi tutte le parrocchie in cui fu inviato. Conobbe San Pio da Pietrelcina al quale fu spesso assimilato, entrambi subirono a più riprese gli attacchi del Sant'Uffizio con l'impedimento di officiare la messa in pubblico. Ebbero il dono della profezia, il carisma dell'obbedienza massima alla Chiesa e accettarono in tutto la Volontà di Dio nella più profonda umiltà. Queste pagine scelte a cura Don Marcello Stanzione, sacerdote esperto in Angelologia, sono tratte dagli scritti di Don Dolindo e offrono una meditazione quotidiana per un anno intero.
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