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    Manuela Rossini ha quasi 14 anni e vive in Italia. È una ragazza allegra e dinamica. Ha un padre sempre al telefono per lavoro, una madre fin troppo accomodante, una sorellina piena di fantasia e una nonna divoratrice di libri gialli. Walery Doninzetti ha 15 anni e vive a Varsavia. Taciturna e scontrosa, soffre per la separazione dei genitori: il papà, di origini italiane, se n'è andato di casa lasciando lei, la madre e il fratellino di sette anni. Le vite di Manuela e Walery si sfiorano: accade a Rodi, in Grecia, quando Manuela arriva nella villetta per le vacanze in cui poco prima aveva soggiornato Walery. Sotto il letto, Manuela trova una foto strappata. Nello scatto, Walery e il suo papà, un uomo dallo sguardo triste. Manuela non conosce le due persone ritratte, ma grazie all'aiuto della nonna e di un giovane greco dell'isola, riuscirà a scoprirne l'identità e a contattare Walery con un messaggio sui social network. Sarà l'inizio di un'amicizia che vedrà la due ragazze aprirsi l'una all'altra nel racconto delle loro vite, delle loro paure, del rapporto con i genitori, dei desideri mai detti. E l'estate successiva, sempre su quell'isola, Manuela e Walery s'incontreranno e decideranno di scrivere la loro storia: il libro che il lettore tiene tra le mani. «La fine di ogni storia è l'inizio di un'altra». Età di lettura. da 11 anni.

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  2. La vita di chi resta

    «Quando torni io non ci sarò già più.» Sono le ultime parole di S. a Matteo, pronunciate al telefono in un giorno d'autunno del 1998. S. sta finendo di portare via le sue cose dall'appartamento di Matteo dopo la fine della loro storia d'amore. Quel giorno Matteo torna a casa, la casa in cui hanno vissuto insieme per sette anni, e scopre che S. si è tolto la vita. Da quegli istanti, sono passati più di venticinque anni, durante i quali Matteo B. Bianchi non ha mai smesso di plasmare nella sua testa queste pagine di lancinante bellezza.

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  3. Morale per disobbedienti

    Che cosa ci fa una giraffa a Parigi davanti all'Eliseo? E perché il primo ministro Pompidou urla al telefono contro il direttore dell'École normale? Ce lo racconta Michel Serres in questo suo ultimo libro, insieme a tanti altri scherzi che, da bravo rompiscatole, sí è divertito a fare per tutta la vita: le battaglie con i cuscini contro i sorveglianti del collegio, da studente; le feste fino a tarda notte sui transatlantici, da ufficiale di marina; lo scompiglio caotico durante i corsi di filosofia, da professore. A ottantotto anni Michel Serres ci ha lasciati, ma prima di andarsene ci ha regalato questo libro-testamento, nel quale si addentra «in punta di piedi nel territorio esotico della morale», scegliendo di celebrare non la filosofia, né il sapere scientifico e tecnico - che pure lo hanno reso una delle menti più stimate e apprezzate dell'ultimo secolo in Francia - ma la burla. Lo scherzo e l'impertinenza, infatti, sono stati per Serres la prima vera esperienza sociale e politica, il primo atto di disobbedienza. Da questi, racconta, ha imparato a prendersi gioco delle gerarchie e a preferire l'obbedienza alla verità delle cose, «leali e dure, che hanno in sé le proprie leggi». Da bravo nonno, Serres sceglie di celebrare la risata dolce che, sola, è in grado di renderci umani, e l'umiltà anticonformista di chi sa prendersi poco sul serio, è capace di provare empatia e sa mettersi nei panni di chi è ferito e in difficoltà. Perché sono gli umili e i modesti a possedere «l'intelligenza coraggiosa che si inchina di fronte alla verità piena e alla bellezza del mondo». "Morale per disobbedienti" è il saggio e bonario libro d'addio di un grande filosofo, che ha saputo guardare con profondo rispetto e incrollabile ottimismo al mondo digitale dei suoi nipoti in Non è un mondo per vecchi, invitandoli sempre e comunque a coltivare quella spinta tutta umana che chiamiamo utopia.

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  4. Spegni questo ca**o di telefono. Riprenditi il tuo tempo in un mondo che ogni giorno ti sommerge di str***ate

    Negli ultimi anni, complice lo stop forzato della pandemia, in tanti abbiamo lasciato il lavoro, cambiato casa, dedicato più tempo a famiglia e hobby: potevamo finalmente essere onesti sui nostri problemi e dire ad alta voce cosa volevamo. Questa libertà, per Giulio Gambuto, aveva il potere di scuotere la società dalle fondamenta. Ma, sfortunatamente, non sarebbe durata a lungo: non ce lo avrebbero mai permesso. Per mandare avanti il mondo servono i nostri click, i nostri soldi, le nostre conversazioni, i nostri voti. Era necessario che tornassimo tutti "alla normalità". Così, rieccoci al punto di partenza: stressati, insoddisfatti, ossessionati da impegni e deadline, reperibili a tutte le ore. Una via d'uscita c'è, e questo libro ce la mostra. Cancellare notifiche e messaggi indesiderati è solo il primo passo per liberarsi da abitudini, persone e comportamenti che ci impediscono di star bene. Una guida rivoluzionaria e piena di consigli pratici per sbarazzarci del trillo irritante dei seccatori e cominciare a vivere davvero. «La nostra vita non è più piena di gioia, ma di str***ate. È tempo di cancellarle: dal tuo telefono, dalla tua casa, dalla tua testa».

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  5. Una semplice bugia

    Lorraine, detta Rainy, vive in una casa sulla cima della boscosa Tiger Mountain. Si è trasferita in quella specie di isolato santuario fatto di poche abitazioni, per dimenticare il suo tormentato passato e ricominciare tutto da capo. Quando un gruppo di amiche la invita per un weekend a Las Vegas, Rainy accetta, seppur con poco entusiasmo. Ma quello che si prospettava come un divertente fine settimana tra ragazze si trasforma in un incubo quando Braithe, una delle donne della comitiva, non rientra in hotel dopo una notte brava. Poco dopo, Rainy riceve un messaggio inviato dal telefono di Braithe: qualcuno l'ha rapita. E quel qualcuno l'ha fatto per arrivare a lei. Se vuole salvare la sua amica (e sé stessa), Rainy dovrà tornare a immergersi nel buco nero del suo passato, affrontando quei demoni che sperava di essersi lasciata alle spalle...

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  6. Sul buon giornalismo. Conversazioni con John Berger e Ryszard Kapuscinski

    Il lavoro del giornalista è cambiato enormemente nel corso degli ultimi trent'anni. Molti degli aspetti tecnici che formavano la quotidianità di un reporter alla fine del XX secolo - appunti su carta, articoli dettati al telefono, comunicazioni inviate via telegramma o fax - sono ormai scomparsi. Eppure, le motivazioni, i sacrifici, le decisioni alla base del lavoro sono rimasti gli stessi. In questi tre dialoghi raccolti da Maria Nadotti due grandi figure che hanno attraversato il Novecento riflettono sui modi e le strade dell'indagine e della narrazione. Ryszard Kapu?ci?ski, imprescindibile maestro del reportage, ricorda la scelta etica che ha guidato la sua vita professionale; riflette sulla necessità dell'esperienza diretta e del rischio, sull'attenzione per le fonti - soprattutto per le persone - e sui vantaggi dell'anonimato sul campo, sul rapporto tra giornalismo, potere e indipendenza. Una riflessione a cui dà avvio, nel primo colloquio, un altro grande maestro del Novecento: John Berger. Scrittore, pittore, critico d'arte, uomo allenato a cogliere la verità celata negli aspetti minimi del quotidiano, Berger affianca il suo punto di vista di "contadino" stanziale a quello del "marinaio" Kapu?ci?ski in perenne movimento. E lascia indicazioni preziose per qualsiasi aspirante giornalista, e per chiunque scriva: "un invito ad ascoltare per poi trovare una stanza per la storia, l'abitazione del racconto, dove si entra per scriverlo".

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