«Desidero rivelare ciò che l'uomo è bene sappia riguardo allo sviluppo delle facoltà psico-fisiche, della chiaroveggenza latente e della sua anima, per suo conforto ed elevazione non solo, ma al fine di permettergli di contribuire anche coscientemente e con sempre maggiore energia a quell'immane lavoro invisibile incessantemente compiuto dai disincarnati, dai viventi dormenti e dai Maestri di Sapienza. Se colui che, attratto agli studi che perfezionano l'"io", è già alquanto iniziato spiritualisticamente e, in una parola, "crede", più facilmente riuscirà a comprendere e ad assimilare ciò che espongo e ad attuare l'opera che coloro che non sanno o non vogliono credere ritengono assurdità. Ma anche quest'ultimi, in un futuro, speriamo non lontano, comprenderanno che la spiritualità, come l'aria, come l'acqua, è un elemento indispensabile alla "vita". Vuoi riuscire nell'impresa che è bella, nobile ed utile a te ed agli altri, impresa che darà il frutto delle maggiori soddisfazioni? Abbi Fede, grande Fede e Costanza; pazientemente e progressivamente svolgi il programma di insegnamenti che ti viene tracciato e, con lo studio e la ferma volontà, riuscirai e le ricompense saranno grandi e nei tuoi viaggi i Maestri ti utilizzeranno in sante imprese e sarai anche attratto colà dove le pene, i dolori, le sofferenze, le tragedie, i disastri li chiameranno per compiere opere buone.»
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A meno di vent'anni da Calciopoli, la Juventus è di nuovo nell'occhio del ciclone. Per la gestione finanziaria troppo "creativa" degli ultimi anni la Vecchia Signora è tornata nel mirino dei tribunali, nonostante i silenzi imbarazzati delle istituzioni calcistiche e pene sportive inferiori alle attese. Plusvalenze fittizie tramite lo scambio con club "amici" di carneadi valutati decine di milioni, stipendi dilazionati con manovre oscure, bilanci non veritieri, il tutto per nascondere una situazione finanziaria da allarme rosso malgrado le ricapitalizzazioni dell'azionista di maggioranza, la Exor: condotte che hanno falsato, lo dicono i magistrati, i campionati degli ultimi anni, compresi alcuni dei 9 scudetti consecutivi vinti dalla Juve tra il 2012 e il 2020. Ben prima delle dimissioni di Andrea Agnelli e delle inchieste della giustizia sportiva e ordinaria, solo pochi giornalisti hanno avuto il coraggio di raccontare quello che stava accadendo. Da anni Paolo Ziliani e Maurizio Pistocchi denunciano i comportamenti borderline dei dirigenti bianconeri, ricevendo in cambio insulti, aggressioni e minacce dal mondo Juve e la stima e l'affetto di tanti altri tifosi e appassionati. Nella storia della Juventus, vittorie e scandali sono spesso andati a braccetto, scavando un solco incolmabile tra chi pensa che conti solo vincere e chi pensa che sia più importante il come". Atto d'accusa durissimo, ma basato su fatti indiscussi e documentati, Juventopoli ripercorre anche la storia e le polemiche degli scudetti più controversi, e lancia un appello appassionato perché il calcio italiano ritrovi credibilità, pulizia e trasparenza.
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Joseph de Maistre Charles Baudelaire scrisse "De Maistre ed Edgar Poe mi hanno insegnato a ragionare", incipit sufficiente per affrettarsi a leggere «Le serate di San Pietroburgo», scritto tra il 1809 e il 1820, capolavoro filosofico, religioso e letterario di Joseph de Maistre. Questo libro, nato durante il suo soggiorno a San Pietroburgo, è composto da undici colloqui che avvengono fra tre personaggi, il Conte, il Cavaliere e il Senatore, ed è, come scrisse Alfredo Cattabiani, "una monumentale meditazione sui temi fondamentali del cristianesimo, dal ruolo della Provvidenza nella storia alle conseguenze della caduta originale, dalla reversibilità delle pene e dei meriti alla funzione della preghiera, fino alle ultime pagine sull'esoterismo e sugli Illuminati". In questa analisi De Maistre conduce una intelligente critica nei confronti del pensiero moderno razionalista e soggettivista, delle teorie politiche di J.J. Rousseau e degli autori dell'Encyclopédie e infine dello scientismo. Le serate di San Pietroburgo è un classico indispensabile per chiunque voglia comprendere le radici religiose e filosofiche del pensiero tradizionalista e controrivoluzionario contemporaneo. Il volume è magistralmente curato da Alfredo Cattabiani e, grazie alla approfondita introduzione e ampia biografia del Conte Joseph de Maistre, permette al lettore la piena comprensione del testo. In appendice viene tradotto il trattato di Plutarco "Perché la giustizia divina punisce tardi", che l'autore volle pubblicare nella prima edizione del libro. Il volume è arricchito da una attenta prefazione di Armando Torno che inquadra il tempo e l'opera del grande scrittore.
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Giacinto Dragonetti (1738-1818), nobile aquilano che percorse la carriera di magistrato nei regni di Napoli e di Sicilia, ma che aderì anche alla Repubblica Napoletana, scrisse Delle virtù e de' premi quando era ancora un giovane avvocato. Il breve trattato, pubblicato per la prima volta a Napoli nel 1767, ebbe una rapidissima fortuna, sebbene non incontrastata, come dimostrano le polemiche suscitate intorno all'opera e gli attacchi cui fu sottoposto l'autore. Nel giro di nove anni ne uscì quasi una ventina di edizioni e il libro fu tradotto in francese, tedesco, inglese, russo, svedese, polacco e spagnolo. I modelli immediati di Dragonetti erano, da un lato, il trattato Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria, pubblicato nel 1764, e, dall'altro lato, l'insegnamento dell'economia civile di Antonio Genovesi, del quale Dragonetti medesimo era stato allievo. Tanto "Dei delitti e delle pene" quanto "Delle virtù e de' premi" si inserivano, peraltro, nel più ampio dibattito in corso intorno al tema delle punizioni e (più frettolosamente) delle ricompense, che aveva avuto la sua origine più prossima nella reazione alle tesi sostenute da Hobbes. All'interno di questo variegato quadro di influenze, Delle virtù e de' premi si venne a caratterizzare per tre elementi principali: la concentrazione del discorso sulle sole ricompense, dissociandolo da quello sulle punizioni; l'accantonamento esplicito di qualsiasi discorso sulle virtù cristiane e sugli esempi proposti dalle Sacre Scritture; il riferimento a una concezione eroica della virtù, fondata sulla tradizione dell'antichità classica. È proprio la complessità dei riferimenti filosofici, etici, giuridici, economici e politici presenti nel trattato, dettagliatamente analizzati nel saggio che accompagna il testo critico, che contribuisce a spiegare la vastissima diffusione avuta dal trattato stesso negli anni immediatamente successivi alla sua prima uscita, così come la nuova stagione di successo editoriale conosciuta nei decenni centrali dell'Ottocento, e che induce a riflettere sulle ragioni della terza fase della sua fortuna, quella attuale, iniziata alla fine del Novecento.
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Il territorio compreso nella provincia di Rieti è interessato da una cospicua produzione di sculture in legno e terracotta realizzate tra Medioevo e Rinascimento. Si tratta per lo più di crocifissi e simulacri mariani, che oggi formano un patrimonio plastico di notevole interesse artistico e religioso tramandato grazie alla pietà popolare e all'uso liturgico. Il presente volume raccoglie le novità emerse dai restauri di tre pregevoli manufatti, effettuati nel 2019-2021 dall'allora Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone, Latina e Rieti. Si tratta del poderoso Christus Triumphans di Collevecchio realizzato tra XII e XIII secolo al quale si accostano due sculture mariane successive. La prima è la Madonna con il Bambino detta "leva pene" realizzata da Carlo dell'Aquila nel 1489 per la chiesa di Santa Maria di Legarano a Casperia, mentre l'altra è una Virgo lactans in terracotta policroma venerata nella chiesa di Lisciano ai piedi del monte Terminillo e affidata per la prima volta a Giacomo e Raffaele da Montereale, prolifici plasticatori attivi nella prima metà del XVI secolo tra l'alta valle del Tronto, la Sabina e l'Umbria meridionale di cui si ricostruisce qui un catalogo aggiornato. Il recente restauro che ha interessato le sculture in questione ha permesso di approfondire non solo il contesto culturale, ma anche i materiali e le tecniche aggiungendo una serie di informazioni grazie alle quali sarà possibile avviare un percorso di ricerca sull'arte plastica in terra sabina.
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