I racconti contenuti in questa raccolta rappresentano un vasto corpus di opere che integrano e sviluppano il fantastico mondo creato dall'autore de "Il Signore degli Anelli". Impegnato nella costruzione del corpus principale della sua architettura, Tolkien non si preoccupò di dare alle stampe questi racconti che di quel mondo sviluppano percorsi e personaggi. Ora, con degli apparati di note, appendici e indici curati dal figlio Christopher, queste storie vedono la luce, offrendo agli appassionati dei mondi fantastici di Tolkien un nuovo universo di avventure.
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Due temi attraversano questo concentratissimo libro di poesia e intrecciandosi lo innervano: la quête amorosa e lo statuto della parola poetica. Secondo libro del poeta romagnolo Lorenzo Babini, e prova di una sicura maturità espressiva, esso fa convergere testi apparsi in edizioni minori e riviste - e inevitabilmente messi in luce dalla critica più avvertita - insieme a nuove composizioni nelle misure di un'architettura che apre e chiude con i tratti di un paesaggio golenale di illusive rifrazioni. A centro una camera che posta alla sommità di una torre e circondata da spalti è specchio del desiderio erotico e banco di prova della poesia. Siamo nella seconda cobla della più celebre sestina del trovatore Arnaut Daniel, il "miglior fabbro del parlar materno" onorato da Dante (Purgatorio, XXVI), e la cambra inaccessibile ne è l'immagine più ardita, nella fulgida e intangibile sua valenza simbolica. Ma è l'intero libro ad essere tramato di reminiscenze trobadoriche, a farsi lucido testimone dell'amore di lontano, l'amor de lonh provenzale qui vivo nel confronto con l'assillo della parola e la messa a punto di una strumentazione necessaria. Autore colto e visionario Lorenzo Babini è infatti a un tempo essenziale e sorvegliatissimo nel varare, al pari di un'arca salvifica, una poesia "di legno e bitume" adatta a prendere il largo. A questa sola condizione avranno corpo, in un'invenzione continua e coinvolgente, figure che sarà difficile dimenticare come quei "soldati / vestiti di scaglie di pesci / o carapace", o, scesi da una tavola di Paolo Uccello, quei lancieri mossi anch'essi da una quête su un ghiaccio infido di inizio primavera. O ancora, e nella desolazione che unicamente il tempo sa mettere in scena, quell'antico scriba sumero "rimasto solo a parlare" e a chiedersi, per chi dopo di lui verrà, "chi siamo noi / prima dei nomi?" (Marco Vitale)
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Avete mai visto Platone cucinare? Simone De Beauvoir guidare l'autobus? Con Mine, che ha il potere di invocare i filosofi, può succedere! Seguitela nei suoi viaggi e scoprirete che la filosofia è come una cassetta degli attrezzi che permette di smontare i problemi quotidiani. E se i concetti filosofici non danno tutte le risposte, permettono per lo meno di farsi le domande giuste...
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La spada nella roccia è il simbolo per eccellenza della leggenda di re Artú. Eppure la storia del prodigio che consacra il giovane sovrano «per grazia di Dio» - entrata nell'immaginario collettivo fino a confondersi con la leggenda di Excalibur - non figura nei testi piú antichi che raccontano le imprese del mitico re e dei suoi cavalieri ed è attestata per la prima volta solo nel Merlin di Robert de Boron, un'opera scritta intorno al 1200 la cui fonte di ispirazione era rimasta fino ad oggi sconosciuta. Questa indagine prende le mosse da un confronto fra il celebre episodio arturiano e un racconto molto piú antico, incentrato su un pastorale infisso in una pietra tombale, che risale al tempo di Edoardo il Confessore, re d'Inghilterra e santo. Dai romanzi cortesi alle saghe nordiche emergeranno numerose storie di elezione che hanno per protagonisti giovani di stirpe regale in cerca di legittimazione, pronti a sfidare anche le forze oltremondane per conquistare magnifiche spade e completare la loro iniziazione eroica. Sarà cosí ricostruita una fitta trama di rimandi che restituirà uno scenario tanto piú attendibile quanto piú intricato, utile a gettare nuova luce sulla genesi di uno degli episodi piú celebri di tutta la letteratura medievale.
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La storia, ai tempi dell'eterno presente e del sapere digitale, si scrive al presente. Il passato è attuale; l'attualità è passato. Seguendo questo assunto Iceberg ricapitola cinquant'anni di storia per affermare semplicemente il proprio esserci, invece che per celebrarsi. La visione agli inizi è pionieristica, e si iscrive nel fausto convergere di industria, stilismo e comunicazione che ha creato il fenomeno del prêt-à-porter italiano. La famiglia Gerani individua talenti del calibro di Jean Charles de Castelbajac, Anna Sui, Marc Jacobs, James Long un attimo prima che essi diventino big, e li coltiva. Da qui nasce un successo duraturo. Il territorio romagnolo è fecondo: una porta dal locale al globale; la culla di una industriosità attenta. Il volume, curato da Angelo Flaccavento e narrato visivamente da Luca Stoppini, è uno scrapbook che rimonta la storia di Iceberg in una scansione per decadi che ancora la moda alla storia, mostrandone al contempo la atemporalità. A far da cornice a questo andirivieni visivo dal ritmo vitale e affermativo, uno studio di Marta Franceschini sul rapporto tra moda e comunicazione come ragioni d'essere del linguaggio di Iceberg, e una analisi del distretto romagnolo come territorio trainante del Made in Italy e radice del successo del marchio.
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Il primo volume de "Il secolo d'oro della musica a Napoli. Per un canone della Scuola musicale napoletana del '700" è uno strumento per la conoscenza e la riscoperta della grande storia musicale internazionale del diciottesimo secolo. Tra la fine del '600 e la seconda metà del '700 Napoli era il maggior centro europeo per la produzione e l'offerta di musica. Nei celebri quattro conservatori della città si formava un numero impressionante di musicisti di altissimo livello. Le composizioni e la didattica dei "potentissimi maghi" e "gran maestri" napoletani dell'arte armonica trasformarono il panorama musicale dell'epoca. Il testo si avvale del contributo di esperti di varia formazione e provenienza. Storici della musica, critici, musicologi, ricercatori e musicisti delineano i profili umani e artistici dei protagonisti delsecolo d'oro della musica a Napoli, descrivendo il fertile contesto storico-sociale e culturale in cui è nata e si è diffusa l'internazionale "Scuola musicale napoletana". Hanno scritto: Paolo Giovanni Maione, Dinko Fabris, Dario Ascoli, Giovanni Pasqualino,Luca Campana, Giuseppina Crescenzo, Cosimo Prontera, Maurizio Piscitelli, Stefano Valanzuolo, Omar Crocetti, Lorenzo Mattei, Piero Viti.
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All'interno del presente volume: Prima parte: Il disegno nella pittura ad olio - Materiale occorrente - Note varie - Della pittura ad olio secondo il pittore Giorgio De Chirico - Pulimenti dei dipinti - Le sostanze coloranti nei loro caratteri chimici e pittorici - Esecuzione pratica di pitture ad olio - 12 tavole di esecuzione pratica - Parte seconda: Note sulla tecnica di alcuni grandi pittori del passato - Pittura e tecnica nella storia - 28 tavole esemplificative.
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