Perché gli Italiani mangiano la pasta al dente? La "tempura" è davvero un'invenzione giapponese? Perché la pizza ha conquistato il mondo? E perché il sushi ha conquistato noi? E cosa c'entrano il baccalà con il Concilio di Trento e il caffè con la nascita delle compagnie di assicurazioni? Sono alcuni degli argomenti affrontati da questo libro. Tradizioni gastronomiche, modi di cuocere il cibo, maniere di comportarsi a tavola, passioni, repulsioni, valori estetici, tipicità, territori, sono altrettanti specchi del rapporto che gli uomini hanno con se stessi e con gli altri, con la propria terra, con la propria identità. L'espresso, il ragù, i tortellini, il pomodoro, la zucca, la mozzarella, il culatello, il baccalà, il parmigiano, la cassata sono molto più che semplici "gourmandises". Sono particolari decisivi di quel grande affresco che è la nostra storia vista attraverso gli usi e consumi dell'"homo edens".
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Il barattolo di metallo della colla Coccoina, il vaso di ceramica bianco e blu di Amarena Fabbri, la mitica tazzina marrone della Coppa del Nonno: forme iconiche entrate nella memoria collettiva di generazioni di italiani. Dall'immagine all'immaginario il passo è breve, e da quella porta si accede alla storia del design e del costume. Sessanta aziende che rappresentano l'eccellenza del made in Italy hanno aperto i propri archivi per questo libro straordinario, che racconta e analizza le confezioni più celebri prodotte dall'industria italiana, concentrandosi su quelle che non sono mai cambiate negli anni (o anche nei secoli). E allora ecco la latta gialla del Burro Soresina, le scatoline delle Pastiglie Leone, i barattoli del Borotalco e del talco Felce Azzurra, il tubetto del triplo concentrato di pomodoro Mutti, la bottiglia di Amaro Lucano, il pacchetto delle caramelle Morositas e tanto altro ancora. Marchi, prodotti e pack differenti vengono qui riuniti per la prima volta a illustrare le ragioni del loro successo, nonché il ruolo e l'importanza della confezione che spesso l'ha determinato, facendosi simbolo e sintesi dell'identità del brand. Tra scatole, barattoli, bottiglie e altri sorprendenti contenitori, ecco la prima grande enciclopedia del packaging italiano senza tempo.
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Oggi è un giorno speciale: il nonno mi porta al mercato per comprare i barattoli per la salsa di pomodoro. Ma ci sono tante cose in vendita e... il nonno è un po' distratto! Mi piace ascoltare le storie dei nonni quando erano giovani! Erano molto innamorati e si scrivevano lunghe lettere perché il nonno lavorava lontano. Che avventura tornare a casa, ma aveva con sé una perla portafortuna e tanta voglia di abbracciare la nonna! Età di lettura: da 6 anni.
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"La cucina toscana rischia, a ben guardare, di essere un miraggio, forse perché in fondo assomiglia alla sua parlata, forte e riconoscibilissima, ma così corretta da non potersi dire dialetto. Cucina di terra e di pane, che amministra il sale e le spezie, che massimizza le cotture, quella toscana è una cucina che ragiona sempre e ad alta voce. Così il pomodoro costoluto esalta la sua pappa, la cipolla di Certaldo la Carabaccia, così il pane sciocco ama (di un amore diverso) l'olio nuovo, la finocchiona e il peposo, il lampredotto vuole il suo brodo e i pici l'aglione. Più che in altri luoghi d'Italia qui si misura l'esattezza della semplicità, che poi tanto semplice non è se le si presta attenzione per davvero, mettendo da parte il marchio 'Tuscany' che finge di esaltarla e che profondamente la disconosce, perché profondamente la ignora. Perché se la ribollita il giorno prima è zuppa di pane, quel ribollire è un ingrediente in più che occorre ricordare, senza con questo voler ingabbiare la zuppa, e la cucina toscana tutta quanta, in una bacheca da museo. Il cibo e il suo amore ci è sembrato, in Toscana più che altrove, roba viva: si fa con quello che si ha ma si fa per davvero. Dunque abbiamo sollevato i coperchi, sbirciato nelle cucine di Mario e nelle casseruole di Marcella, raccolto funghi con Matteo nel bosco al Trebbio, spurgato arselle a Talamone, impastato farina di castagne dell'Amiata e, per la prima volta, "combattuto" con un'anguilla." (dall'introduzione)
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C'è una persona avvolta nella bandiera italiana, in piazza, in una grande città. Ha in mano un pomodoro. I campi e le baraccopoli sono lontani, lo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici della terra non si vede, e nemmeno la violenza dei caporali. Il cibo è quella cosa pulita che la grande distribuzione organizzata ci mette davanti. Cosa c'è di più genuino e made in Italy di un pomodoro? Ma quel frutto così familiare, raccolto da persone che molto spesso non hanno la cittadinanza italiana né un permesso di soggiorno né un contratto di lavoro regolare, non è sano come sembra: gronda sangue, che dalla bocca cola sul corpo e sulle mani di chi lo sta mangiando. A portare in piazza la protesta contro l'"invisibilizzazione" di coloro che coltivano quei pomodori in condizioni disumanizzanti è Diletta Bellotti, che ha creato, insieme ad altre persone che ne hanno condiviso l'urgenza, una campagna collettiva di informazione e sensibilizzazione chiamata "Pomodori rosso sangue". L'impegno di Bellotti per un cibo e un mondo un po' meno ingiusti è proseguito senza sosta, sul territorio, in rete e sui giornali, dal 2019 a oggi. Questa testimonianza intensa e senza filtri, che è anche un diario di viaggio nell'azione politica, apre "le pieghe della globalizzazione" nascoste alla periferia del consumo e mostra il rovescio (il rimosso) della produttività capitalistica: i corpi usa e getta dei lavoratori migranti che abitano le baracche cercando di sopravvivere e di rivendicare faticosamente i propri diritti.
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Il libro raccoglie i profili di illustri fabrianesi, divenuti noti a livello locale, nazionale e a volte persino internazionale. Schede biografiche che hanno come protagonisti personalità importanti, sia storiche che contemporanee, nate e cresciute nella valle del Giano. Ma non solo, tra essi vi sono personaggi che, anche solo per un periodo, sono vissuti qui o che vi si sono trasferiti definitivamente. Tutti accumunati da un filo rosso, quello della "fabrianesità" declinata nei molteplici ambiti. Tra arte e storia, architettura e gastronomia, letteratura e poesia, religione e scienza, politica e commercio, giornalismo e cinema, musica e sport. Ci si muove da una sfera all'altra, tra avvenimenti e protagonisti noti e meno noti: da Gentile da Fabriano, maestro del gotico internazionale, fino agli ultimi successi olimpici delle campionesse della Ginnastica Fabriano. Da Antonio Latini, il cuoco che "inventò" la pasta col pomodoro fino a quel burlone del Marchese Onofrio del Grillo, nelle cui vene, ebbene sì, scorreva sangue fabrianese!
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"'L'uomo è ciò che mangia'. Con questa espressione un po' goffa, credo si volesse dire che la cucina riflette tutti i dati culturali e materiali concorrenti a formare 'l'uomo' di un'area determinata: ed ecco la cucina livornese descritta da Santini, una cucina potente e varia la cui bandiera è una zuppa di pesce dal nome turco, le cui famose triglie sono un'invenzione ebraica, nella quale il pomodoro si installa prima che a Napoli, che ha il cuscus col suo vanto di deserto ma anche il bordatino, minestra di farina gialla, verdura e fagioli che si raccorda con le tante risposte simili alla fame tradizionale dell'Appennino Toscano." (Marco Guarnaschelli Gotti)
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Sono sempre di più - anche tra chi ha scoperto da poco L'hobby della cucina le persone che si dedicano alla preparazione di marmellate, confetture e conserve. E questo perché, nonostante l'ampia disponibilità di prodotti in commercio, le realizzazioni casalinghe restano insuperabili. In questo volume, accanto alle proposte più comuni - tra le quali, immancabile, la conserva di pomodoro - troverete prelibatezze particolarissime, come la frutta secca al rum, le confetture di fichi e pomodori, di rose o di melagrana, le marmellate di cocomero, di mele al cacao, di loti, e di pomodori rossi e verdi. Un'ampia sezione è dedicata alle ricette per preparare raffinati liquori, dal classico limoncello al Ratafià, dal nocino ai rosoli, e per realizzare sciroppi e ghiotte gelatine di frutta.
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