Andrea Antinori illustra una delle più belle poesie di Giovanni Pascoli: le cinque strofe che compongono "La mia sera". "Scardina, scompagina, scompiglia e sovverte. Si prende la tua voce e in cambio ti dà bellezza. Fa ridere, fa piangere, sognare e innamorare. Ti porta su un battello e ti insegna a naufragare. Ti dice «chiudi gli occhi!» e tu impari a vedere, ti dice «ascolta bene» e impari il silenzio. E poi, sussurra «aspetta» e ti insegna ad andare. E poi, ti dice «leggi» e resta ad ascoltare. È la poesia. Maestra di bellezza e libertà, ti prende per mano e ti porta oltre la siepe". (Daniele Aristarco). Età di lettura: da 6 anni.
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Questo libro è un compendio di storia, scienze sociali, filosofia e osservazione dello sviluppo e del comportamento umani, in grado di stimolare una profonda riflessione sulle nostre interazioni con la tecnologia e le macchine. L'intelligenza umana è un fenomeno naturale, è generale e creativa. L'intelligenza artificiale è una tecnologia progettata per svolgere compiti specifici: spetta a noi decidere come rapportarci a essa. All'intelligenza artificiale dobbiamo accoppiare una forma di intelligenza umana potenziata, creativa, in modo da non rischiare di incorrere nuovamente nella schiavitù delle macchine, come successe in parte già ai tempi della Rivoluzione industriale. In queste pagine Piero Formica riporta prepotentemente alla superficie la forza e l'autonomia del pensiero umano, capace di vedere al di là della siepe "che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude", descritta da Giacomo Leopardi nella sua poesia L'infinito. E tutti noi dobbiamo far sì che l'IA non sia la siepe, l'impedimento che estromette l'uomo dal pensare, dallo spaziare con la fantasia.
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«Una doppia siepe di filo spinato, con torrette armate di riflettori e mitragliatrici, ci isolava dallo spazio attorno, che era un piatto deserto, senza un rilievo, un albero, una traccia umana, all'infuori del treno che a lunghi intervalli sfiorava la curva dell'orizzonte col suono della campana della locomotiva» Dante Troisi Dei militari italiani catturati dagli Alleati fra il 1940 e il 1943 51mila furono trasferiti in prigionia negli Stati Uniti. Dopo l'armistizio, in assenza di precisi ordini militari, non tutti i prigionieri accettarono di cooperare con gli americani, per fedeltà al fascismo o per altre convinzioni politiche. Tremila non cooperatori furono concentrati a Camp Hereford, in Texas. Sulla base di una ricchissima documentazione in gran parte inedita, il libro ricostruisce per la prima volta la storia di questo speciale campo, la vita e le complesse vicende dei prigionieri. Vari personaggi poi famosi furono internati a Hereford, da Alberto Burri che cominciò allora il suo percorso artistico a Giuseppe Berto che scrisse lì il suo primo romanzo «Il cielo è rosso», al magistrato scrittore Dante Troisi, a vari giornalisti e politici di destra e di sinistra.
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