A volte tutto prende la forma di immagini, di istantanee, di momenti e della loro descrizione, cercando proprio di celebrare il presente, per quanto difficile possa sembrare, una sorta di ricerca nel tempo del qui ed ora. Altre volte è solo uno sguardo al passato e alla sua eredità. Molto lontana dalla ricerca di eroi o di slanci emotivi, spesso si allontana dalla speranza per accogliere anche il senso di sconfitta nel quotidiano, nella ricerca di una serenità non nello straordinario ma nell'ordinario se non addirittura nel banale. Le emozioni e le immagini si cercano, si completano, e volte quasi si contraddicono. Il linguaggio usato cambia molto, spesso quasi ad indicare persone diverse, nella ricerca di un posto e di una sperimentazione personale in continua evoluzione.
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Contraddizioni, tragedie e grottesche commedie che coinvolgono, loro malgrado, pazienti e personale medico. Una parodia della vita d'ospedale nella quale si muove un nugolo di personaggi: l'infermiere e sindacalista Rosario, sciatto, fannullone e incompetente; il primario di Ortopedia Coppola, maschilista senza remora né etica; il chirurgo Alcide De Biasi, affetto da psicosi e innamorato del robot di sala operatoria; Clara Passarelli, cardiologa assuefatta alla chirurgia estetica. Questo nutrito e variegato gruppo di scientifica umanità si confronta con pazienti allo sbando. Un microcosmo complesso e variegato che descrive i drammi della vita e le miserie umane con un sorriso ironico, amaro, ma soprattutto umoristico.
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In che senso un vino profuma di ciliegia e riesco a comprendermi con il mio compagno di degustazione? Il termine "ciliegia" usato durante una degustazione possiede lo stesso significato di quando viene utilizzato nel linguaggio ordinario, oppure è implicitamente sottoposto a degli slittamenti e a delle riformulazioni? Il linguaggio della degustazione è insomma una semplice porzione del linguaggio ordinario, o è qualcosa di diverso? Non solo: cosa ci raccontano le etichette, le retro-etichette e le altre forme di comunicazione del produttore? Cosa significano termini ampiamente utilizzati come "terroir", "minerale", "industriale" e "naturale"? Con il suo linguaggio liminale, il vino esprime quel senso altro e ulteriore che ci permette di uscire dalla banalità, dall'insignificanza, dall'indifferenza, per riuscire a significare l'indicibile: un talento unico e inarrivabile. Alla pari del cinema, del teatro e di qualsiasi produzione culturale, il vino possiede, in realtà, un linguaggio proprio, attraverso il quale ci racconta storie, politiche, ideologie, sentimenti e interi sistemi culturali. "Il linguaggio del vino" è un testo che analizza in maniera rigorosa ma leggera la lingua della più grande bevanda mai creata dall'uomo.
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Rifondare il rapporto tra politica, imprenditori e società civile. È questa la sfida epocale, che va ben oltre quella di opporsi al declino del capitalismo, lanciata da Philippe Aghion. Una sfida che coinvolge il futuro della democrazia, seriamente in pericolo nel momento in cui, come ha scritto Martin Wolf, «plutocrazia e demagogia si alleano. Promuovendo una maggiore comprensione, questo libro potrebbe aiutarci a evitare tale destino». Gli autori non si limitano infatti a raccontare in modo chiaro e convincente alcune grandi intuizioni e scoperte, ma ci spingono a domandarci se e come possano aiutarci a sostenere i veri motori della produttività, l'innovazione e quella «distruzione creatrice» che Joseph Schumpeter definì rivelando la contraddizione intrinseca al capitalismo, in cui gli innovatori tendono a diventare monopolisti e a restare tali, a discapito proprio dello sviluppo. Questo viaggio nei segreti della crescita economica parte da alcuni snodi storici, interrogandosi sulle ragioni per cui l'industrializzazione ha avuto inizio in Europa e non, ad esempio, in Cina, civiltà non meno ricca di grandi ingegni e invenzioni rivoluzionarie. Vengono poi smontate false verità e sterili radicalismi, come le stravaganti proposte di chi vorrebbe tassare i robot per contrastare la disoccupazione, adottare misure protezioniste per ridurre la concorrenza o addirittura promuovere una crescita di segno negativo per scongiurare il cambiamento climatico. Infine, si analizzano e mettono a confronto varie realtà, tentando di conciliare gli aspetti virtuosi di un modello come gli Stati Uniti, fortemente orientato all'innovazione, con il cosiddetto «miracolo danese», dove un mercato del lavoro ricco di tutele ma niente affatto rigido permette di avere garanzie più estese e durature in cambio di maggiore flessibilità.
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Colorato, ricco di stampe e fantasie, leggermente trasparente e per nulla appiccicoso, il washi tape può (e deve) essere usato su ogni sorta di superficie. Originario del Giappone, dove veniva prodotto con carta washi tradizionale, sta via via occupando sempre più spazio sulle scaffalature dei negozi di tutto il mondo, dove artisti, appassionati di fai-da-te e curiosi amanti del bello ne stanno scoprendo le infinite possibilità decorative. In questo volume, l'autrice, creativa instancabile, ha raccolto oltre 100 progetti che sfruttano le possibilità del washi tape, e ci mostra come usarlo su carta, nell'abbigliamento e per un'infinità di feste e occasioni di vario tipo. Oltre agli stimolanti progetti, l'autrice illustra le tecniche d'uso e svela trucchi indispensabili per riporre questo divertentissimo materiale. Sbizzarritevi a stratificare strisce di nastro colorato e realizzate forme sui muri e cornici per le vostre fotografie preferite. Accumulate rotoli di washi tape in una vecchia scatola di latta. Realizzate rapidi bigliettini e regali per ogni occasione. Col passare del tempo, più progetti realizzerete con questo fantastico nastro delle meraviglie, maggiori saranno gli usi creativi che scoprirete!
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La birra, nella cultura occidentale, è stata spesso considerata una bevanda rozza e meno dignitosa rispetto al vino. In realtà nel Vicino Oriente Antico aveva un'importanza notevole, a livello sia sociale sia religioso, tanto che in Mesopotamia vi era addirittura una divinità ad essa dedicata. Questo libro traccia una documentata storia del «pane liquido» nelle civiltà mesopotamiche e nell'antico Egitto e mostra come questa bevanda fosse diffusa e tenuta in grande considerazione nel mondo antico, forse già dal Neolitico, quando la coltivazione dell'orzo portò alla produzione non solo del pane ma anche della bevanda ottenuta dalla sua fermentazione. Inoltre, si evidenzia come essa sia menzionata varie volte nell'Antico Testamento, benché la sua comparsa sia oscurata da traduzioni generiche. Infine, si svelano quattro ricette per produrre birra seguendo il metodo usato da assiri, sumeri, babilonesi, egizi e israeliti.
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Le piante si muovono? Esistono piante anche nel mare e nello spazio? Cosa si impara dalle piante? Chi ha dato i nomi alle piante? Si possono inventare piante robot? Divertiti e diventa un super esperto di piante. In 15 domande! Età di lettura: da 10 anni.
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