Miguel Benasayag, il filosofo e psicanalista di origine argentina che ci ha insegnato a difenderci dalle 'passioni tristi' alimentate dalla nostra società, in questo libro-intervista con Régis Meyran ci mette in guardia dal rischio che siano gli algoritmi dei Big Data a guidare le nostre democrazie. Nella vita di tutti i giorni siamo ormai messi continuamente a confronto con le 'macchine', in una interazione non più cancellabile con le nuove tecnologie: dall'uso del Gps per i nostri viaggi all'immersione ludica nella realtà virtuale, dalle relazioni personali mediate dai social network al controllo costante delle nostre azioni e dei nostri comportamenti su internet. E il punto non è tanto rifiutare questa 'ibridazione' ormai avvenuta, ma sapere come esistere in quanto umani in un tale mondo, fare in modo che, sia pure nell'integrazione utile con l'intelligenza artificiale, non vengano meno le particolarità del vivente, il suo essere imprevedibile e libero, irriducibile a una somma di informazioni, ai parametri della pura efficienza e della performance. Se questo vale sul piano individuale, è altrettanto importante prendere coscienza dell'impatto che il mondo digitale e algoritmico esercita sulle società. Stimolato da domande che tutti noi vorremmo porgli, Benasayag fa qui emergere chiaramente come anche le decisioni rilevanti a livello sociale, politico ed economico sono oggi legate alla logica lineare delle macchine, affidate ai calcoli e alla raccolta abnorme dei dati, alla gestione pseudo-razionale di un rapporto causa-effetto che non tiene conto della complessità dei 'corpi' individuali e sociali e che insidia mortalmente le nostre democrazie. Fino all'ultimo interrogativo: in questo contesto inedito e oscuro, è possibile un agire che assuma la sfida di proteggere il vivente, la cultura, la buona politica? Più che una ricetta infallibile, Benasayag propone un percorso, un itinerario di riappropriazione creativa del rapporto con l'artificiale, un insieme di 'soluzioni singolari' di piccole dimensioni e grandissimo impatto umano, qui e ora, capaci di costruire esperienze e pratiche di ibridazione con la tecnica che rispettino il vivente e la sua libertà.
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Attraverso brani di Dante, Galileo, Leopardi, Sinisgalli, Calvino, Eco, Høeg, Giordano, il "quaderno" mostra come una solida conoscenza dei concetti di base e della terminologia matematica abbia offerto tutta una gamma di metafore e di analogie che hanno notevolmente arricchito la vena letteraria di questi autori. Ma nel "quaderno" si parla anche di libri di scrittori come Pirandello, Saramago, Poe, Conan Doyle, Sciascia nei quali il lettore, con competenze matematiche, riesce a cogliere aspetti e chiavi di lettura meno immediati. Pure l'impostazione di molti romanzi "polizieschi" lascia intravedere una chiara struttura matematica. È un discorso che termina idealmente con i Simpson, non si tratta di letteratura ma di un "fenomeno" che la letteratura ha subito raccolto. E poi i riferimenti dei Simpson alla Matematica non solo sono frequenti ma anche di buon livello scientifico.
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Quando Hazel si imbatte in Jack fuori dalla Società reale degli anatomisti di Edimburgo non ne rimane particolarmente colpita. Nel momento in cui però le viene proibito di frequentare i corsi del celebre dottor Beecham in quanto donna, capisce che il suo nuovo amico potrebbe tornarle molto utile. Perché con Beecham la ragazza ha stretto un patto: se riuscirà a superare l'esame di abilitazione studiando per proprio conto, potrà proseguire la carriera medica. Ma senza poter seguire le lezioni ufficiali, a Hazel non basta prepararsi sui libri: deve esaminare cadaveri. E, scherzo del destino, ha appena conosciuto qualcuno che si guadagna da vivere trafugandoli. Ma pure Jack ha i suoi problemi: loschi individui si aggirano per i cimiteri, i suoi amici scompaiono in circostanze misteriose, e la terribile peste romana, che già due anni prima aveva ucciso migliaia di persone, sembra essere tornata. E nessuno vuole occuparsene. Tranne Hazel. Ora i due dovranno unire le forze per scoprire gli oscuri segreti nascosti non solo in quelle tombe senza nome, ma nel cuore stesso della buona società di Edimburgo.
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La mostra Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari - tenuta nella primavera del 2018 nelle tre sedi di Varallo (Pinacoteca), Vercelli (Arca) e Novara (Broletto) - dà vita a un album fotografico, che dà conto dell'allestimento di Rino Simonetti. L'occasione permette a Giovanni Agosti e a Jacopo Stoppa - che di quella mostra sono stati, insieme a Gianni Romano, i curatori - alcuni approfondimenti su uno dei principali artisti del Cinquecento italiano, ma anche sulla cultura figurativa valsesiana fino a quello che è considerato l'erede di Gaudenzio: Tanzio da Varallo. Da lui si passa al suo clan, in particolare al fratello Melchiorre. Nuovi documenti permettono di delineare un suo profilo - non solo come pittore ma anche come scultore (attività che, grazie a questi nuovi apporti, si può affermare praticata pure da Tanzio) - tra l'Alsazia e la Valsesia, e forse addirittura la Baviera e persino Praga.
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Ci sono persone che non capiscono a cosa possa servire la filosofia? Nessuna meraviglia! Se ne lamentava già a suo tempo Petrarca, che però invitava a non farsi ingannare da chi ha in animo solo il guadagno. Oggi sappiamo che la filosofia serve alle persone di ogni età per diventare libere e magnanimi. Ma gli stessi imprenditori illuminati sottolineano che lo studio della filosofia costituisce pure la migliore forma di investimento per il futuro dell'umanità. Questo manuale, frutto della diretta esperienza didattica, è stato costruito secondo un principio di essenzialità e priorità nell'apprendimento. Ha l'ambizione di fornire ai principianti di ogni età uno strumento di studio indispensabile per acquisire le basi necessarie a mettersi in cammino su questa nobile strada percorsa, da oltre 25 secoli, dagli spiriti più grandi. E... chi ben comincia... con quel che segue.
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