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  1. Restare cristiani in diaspora

    Il filo conduttore del volume è il concetto di diaspora all'interno della quale i cristiani sono chiamati a vivere nella società laica e secolare. Non più la diaspora territoriale, ma la diaspora globale dello spazio pubblico che intacca il fondamento interno della fede religiosa, rende irrilevanti le supplenze che in passato assolvevano le Chiese, rende nudi i cristiani del loro fondamento. Per tali ragioni i cristiani alimentano altrove - quali le comunità diasporiche - la loro diversità evangelica. In questa visione di difesa della diaspora nello spazio pubblico secolare sta la difesa della diversità e durata del messaggio evangelico. In chiave esistenziale la diaspora è sempre una condizione di mezzo verso il futuro e per tale ragione è percepita come abitata da pericoli e da demoni. Come nei luoghi misteriosi dell'infanzia, ognuno pensa solo di uscirne, anziché di potervi soggiornare stabilmente. Potrebbe essere invece che la diaspora sia la condizione normale della vita, in cui si nasce, si vive e si muore. La diaspora però non più quale spazio territoriale, ma antropologico da comprendere e vivere. A questo servono le «strutture di plausibilità», dentro le quali il singolo credente trova conferma alla sua identità e vince la dissonanza cognitiva del mondo contrastante. Il libro è dedicato alle molteplici esperienze della diaspora territoriale, e ora antropologica, considerata quale risorsa e pericolo per i cristiani nello spazio pubblico laico che si organizza «come se Dio non ci fosse». In tale prospettiva la diaspora è un altro e nuovo spazio di sperimentazione, di trasformazione, di passaggio al futuro, di inclusione o di esclusione. Una vocazione perdurante alla diaspora. Nel racconto della storia la diaspora è stata un prototipo biblico. Nulla di nuovo per i primi cristiani descritti nella Lettera a Diogneto. La diaspora fu per loro la vocazione a vivere nel mondo, senza essere del mondo. «Questo libro mi lascia in cuore la sensazione di essere di fronte a un mare di possibilità. Non tanto un mondo che finisce, ma un mondo che nasce. È il tempo di sognare nuove forme di Chiesa per essere ancora capaci di esprimere la vitalità sempre sorprendente del Vangelo». (dalla Postfazione di Mons. Derio Olivero)

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  2. L'assedio

    Sulla città di R., stretta fra le montagne e il mare di una geografia imprecisata, si abbatte un'inspiegabile e insistente pioggia di sabbia. La popolazione, impreparata a tale evento, si ritrova assediata dalla coltre terrosa che cade incessantemente. Le autorità non riescono a prestare soccorso e dopo pochi giorni i contatti con l'esterno si interrompono, l'isolamento è totale, nessuno può più allontanarsi o accedere allo spazio urbano. Tra chi rimane serpeggia l'esasperazione e lo sconforto, ed è già lotta per la sopravvivenza. «Ma cosa bisogna fare per resistere dentro quel muto teatro di sabbia e continuare a essere uomini: obbedire alla propria missione, religiosa o laica che sia, come padre Retez e il medico Damiano? Oppure saltare il fosso del cinismo come il giovane Demetrio? O ancora, come Saverio, cercare una via "umana" alla battaglia contro il male, esponendosi così al dubbio, all'ambivalenza delle emozioni, ai tracolli della ragione?». Con la riproposta di questo romanzo, premonitore e lancinante come pochi, torna ai lettori Rocco Carbone, tra i più umbratili e affilati autori della narrativa contemporanea, «interprete così acuto e spassionato della condizione umana».

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  4. Phoenix sive artificiosa memoria

    Da sempre indagata nella sua struttura conservativa e potenziata con tecniche di reminiscenza, la memoria è tra le più studiate e tuttavia misteriose funzioni umane. Nel Rinascimento, dopo secoli di riflessione mitopoietica, rapporti strumentali con la retorica e asservimento teologico, l'esercizio della memoria diventa un'arte completamente laica e libera, una chiave per dominare se stessi e il mondo accedendo a livelli di conoscenza superiori. Le sue tecniche non hanno nulla di iniziatico o di segreto, anzi possono essere trasmesse e apprese da tutti, permettendo l'acquisizione di un potere operativo spendibile in ogni settore. Assistiamo così ad una proliferazione di trattati di mnemotecnica, favorita dalla scoperta della stampa. L'opera più rappresentativa è sicuramente quella che Pietro Tomai o Tomasi, noto anche come Pietro da Ravenna, diede alle stampe nel 1491 a Venezia con il titolo di "Phoenix sive artificiosa memoria". In modo semplice e con ricchezza di esempi l'autore fornisce le chiavi non solo per dare un ordinamento al reale ma per guardarlo in modo nuovo, filtrandolo attraverso le passioni, i temperamenti, i sentimenti individuali.

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  5. Sulla mito-storia della massoneria. La continuità storica tra corporazioni romane, medievali e logge massoniche, fantasia o realtà?

    L'immaginario collettivo massonico si fonda su due avvincenti illustrazioni dell'origine delle logge massoniche: la prima consiste in una sorta di millenarismo che assegna una fratturata cultura religiosa e cultura laica, la cosiddetta "secolarizzazione" che spiegherebbe la nascita delle logge massoniche come polluzione della secolarizzazione della società europea insulare e continentale; la seconda è che le stesse Logge siano il prodotto conseguente alle Universitates (corporazioni o gilde) medievali che a loro volta sarebbero una diretta continuazione storica dei Collegia (corporazioni di mestiere) romani. Ci sono due livelli d'interpretazione sulla somiglianza tra i tre distinti fenomeni delle corporazioni romane, quelle medievali e le logge massoniche. Un livello interpretativo, frequente in ambito massonico, è che tutti e tre hanno le comuni caratteristiche di religiosità e di occultismo, dunque di uno spiritualismo esoterico-iniziatico; l'altro livello interpretativo che giustificherebbe il primo è una sorta di continuità storica tra i tre fenomeni, come se fossero intrecciati da lineari relazioni di causa-effetto. La tesi da parte di certi Autori in ambito massonico è che l'affermarsi e svilupparsi delle logge moderne dal XVII secolo in poi sarebbe l'effetto di un lento processo di secolarizzazione che differenzierebbe il Medioevo inteso come un'epoca d'alta spiritualità dal periodo post-rinascimentale caratterizzato da sempre più elevati livelli di secolarizzazione. Si ripropone in tal modo una vetusta logica storiografica per cui eventi successivi sono legati ai precedenti con modalità lineare e causalistica. Ciò che maggiormente colpisce è la contraddizione intima per cui, accettando la tesi delle logge massoniche come risultato della secolarizzazione, si verrebbero a incrinare i presupposti legami di spiritualità tra le corporazioni di diverse epoche e le logge. Il pensiero mito-storico vaga facendo della ricerca storica un occulto "progetto ideologico", utile ai fini della coesione e indottrinamento del gruppo. Fonda la progettualità della mito-storia massonica con il perseguire l'antica formula della mnemotecnica medievale, per cui dalle immagini del presente si possono dedurre immagini del passato sconosciuto. A queste problematiche il presente saggio cerca di dare delle risposte critiche. Innanzitutto si deve osservare che le tesi sopra accennate si basano sull'idea della continuità storico-culturale dei caratteri iniziatici ed esoterici dei Collegia romani, delle Universitates medievali e delle Logge massoniche moderne. Si assegna un crisma esclusivo, esoterico-iniziatico, alle moderne logge massoniche per poi assegnare lo stesso crisma ad altri fenomeni storico-sociali precedenti; in altre parole si tratta di un'evidente inferenza di un accadimento del presente su accadimenti precedenti e cioè si capovolgono le relazioni causa-effetto. Appare evidente l'adesione acritica di tanti "massonologi" al paradossale "cum hoc vel post hoc, ergo propter hoc" [con questo o dopo di questo, dunque a causa di questo], in parole semplici: questo di ora è causa di questo di allora. Con questo breve ma corposo e documentato saggio di Francesco Angioni si smantella in modo definitivo ogni tentativo di fare della mito-storia spacciandola per storia scientificamente ideata. A questo saggio si aggiunge un altro saggio dello stesso Autore sulla tesi che la tradizione massonica, delle sue origini e di altri miti interni alla massoneria stessa, è una tradizione inventata, concetto così come lo intendeva il noto e antidogmatico storico Eric Hobsbawm. Seguono altri brevi saggi: Miti e mitologia in Massoneria, Decriptazione di testi ed eventi, Sullo studio della Storia della Massoneria.

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