La nuova veste editoriale della Libertà perpetua di San Marino scaturisce da un'opportunità d'eccezione fornita dalla Biblioteca di Stato della Repubblica, dove si conserva il manoscritto originale di quel discorso, donato da Carducci al termine della cerimonia che la mattina di domenica 30 settembre 1894 lo vide partecipare all'inaugurazione del nuovo palazzo governativo progettato dall'architetto Francesco Azzurri e voluto fermamente da Pietro Tonnini, artista noto e figura di spicco assoluto della politica sammarinese nella seconda metà dell'Ottocento. La circostanza, sorprendente in sé, che per oltre un secolo l'orazione carducciana non avesse trovato il dovuto risarcimento tramite un'edizione critica integrale, accompagnata da un commento, pur sintetico, di carattere storico-filologico, era derivata dalla certezza - duratura, benché non suffragata dalle verifiche opportune - che quelle parole manoscritte corrispondessero in modo del tutto fedele all'edizione del discorso, distribuita il medesimo giorno dei festeggiamenti dallo Zanichelli di Bologna in un elegante opuscolo tirato su carta a mano. In realtà, il 30 settembre Carducci pronunciò un'orazione che nella stampa zanichelliana sincrona era ormai stata corretta da lui in più punti, anche in maniera significativa, avendo licenziato all'impressione tipografica un manoscritto differente da quello destinato alla pubblica lettura: sicché il testimone deposto nella biblioteca di San Marino ha custodito fino a questo momento la veste autentica e sconosciuta dell'orazione detta realmente nel salone consiliare del palazzo governativo dal poeta-professore, mentre le edizioni del discorso, vale a dire le due del medesimo anno (dopo quella del 30 settembre, Zanichelli ne stampò infatti una seconda con la data del 13 ottobre 1894, su carta comune) e la definitiva del 1898, inclusa nel tomo decimo delle Opere carducciane, hanno dato circolazione a un testo progressivamente alterato e reso via via più conforme alle istanze letterarie, lontane da quelle oratorie d'origine, preferite dall'autore. Il documento criticamente edito che ora è offerto rende disponibile per la prima volta, di conseguenza, la veste autentica dell'orazione letta dal suo autore a San Marino e acclamata dal pubblico degli astanti.
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Da quel 23 febbraio del 1874, quando il maggiore inglese Walter Clopton Wingfield brevettò alla Camera dei mestieri di Londra l'invenzione di un nuovo gioco, sembra essere passata un'eternità. Anche perché nel frattempo il tennis è diventato sempre più globale, allargando il cerchio degli appassionati e la geografia dei protagonisti, richiamando velocemente sponsor importanti e brand esclusivi. Massimo Grilli ripercorre un secolo e mezzo di questo sport attraverso i suoi grandi protagonisti, partendo da Spencer Gore, il padre di tutti i pionieri, vincitore della prima edizione di Wimbledon nell'anno di grazia 1877. E poi i primi divi della racchetta - con Big Bill Tilden e Suzanne Lenglen davanti a tutti - il boom del secondo dopoguerra, contrassegnato da una generazione irripetibile di grandi australiani, la meravigliosa fine del secolo scorso, decenni magici dominati dai vari Borg, Connors, McEnroe, Lendl, Court, King, Evert, Navratilova, per passare a Edberg, Agassi, Sampras, Graf, Seles, fino alle stelle contemporanee: da Federer a Nadal, da Djokovic a Serena Williams, da Alcaraz al nostro Sinner. Jannik è solo l'ultima presenza italiana in questo parterre di leggende: prima di lui, gli altri vincitori azzurri di Slam sono stati Pietrangeli, Panatta, Schiavone, Pennetta, senza dimenticare la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Parigi 2024 a firma Errani e Paolini. E poi le curiosità, i campioni che hanno abbattuto barriere e rivoluzionato il modo di giocare, i numeri (tanti), i record (ancora di più) e le dieci incredibili partite che hanno fatto la storia di questo sport.
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Tutti la vogliono vedere, e noi italiani in particolare, dopo la storica vittoria degli Azzurri ai Campionati mondiali di calcio del 2006. Tripudi sportivi a parte, la forza di attrazione della capitale tedesca sembra destinata a non esaurirsi davvero mai, forse per via dello spirito di rinnovamento che si respira qui, lungo le rive della Sprea, in una città che non sarebbe affatto esagerato definire "camaleontica", completamente rimessa a nuovo proprio in occasione del grande evento sportivo che ci ha letteralmente tenuti incollati al televisore per tante sere consecutive. Berlino è sempre stata una città alternativa, giovane e dinamica, capace di attrarre i giovanissimi per quel suo senso di libertà e rifiuto delle regole, per i suoi locali e la sua vita notturna in generale. Per non parlare poi del fascino legato al suo passato unico! Una città divisa, che ancora oggi porta i segni della cesura che l'ha contraddistinta da tutti i punti di vista possibili e immaginabili: geografico, culturale, ma soprattutto umano. Berlino è una città tutta da scoprire e riscoprire, perché non è mai statica, anzi! Alcuni hanno parlato addirittura di parco giochi degli architetti, riferendosi ad esempio alla spettacolare cupola in vetro del Sony Center a Potsdamer Platz, un'opera ingegneristica capace di togliere il fiato. Insomma, la Berlino di oggi è più sgargiante, scattante, stridula e stramba che mai: una città senz'altro esigente e stancante, ma proprio per questo straordinariamente vitale.
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Stargirl, la ragazza che gira con un topo in tasca e suona l'ukulele, ha lasciato l'Arizona e i suoi deserti, ma anche Leo Borlock, primo grande amore. Ed è proprio a lui che dedica una lunghissima lettera, dove racconta i suoi pensieri e gli incontri con le persone più bizzarre: Dootsie, la bambina che fa esperimenti di magia; Betty Lou, che da nove anni non esce di casa; Margie, che fa le più buone ciambelle del mondo, e Alvina, l'attaccabrighe che ama azzuffarsi con i ragazzi. L'amore per Leo non è diminuito, ma la distanza a volte gioca brutti scherzi: Stargirl ha conosciuto Perrie, ladro dagli occhi azzurri e fama di latin lover... Il racconto di un anno sotto i cieli della Pennsylvania, tra corse in bicicletta e intere notti trascorse a parlare della vita e dell'amore Età di lettura: da 10 anni.
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Pubblicato per la prima volta nel 1965, Alì dagli occhi azzurri è l'unico volume di racconti scelti e raccolti direttamente dall'autore. I testi, scritti nell'arco di quasi dieci anni a partire dal trasferimento a Roma nel 1950, descrivono una parabola creativa che dalle prime prove più realistiche, nel segno di un programmatico rifiuto dell'italiano colto, approda allo sperimentalismo dei racconti «non finiti». Prende forma così un libro caratterizzato da una grande varietà di temi: la vita del sottoproletariato romano, il paesaggio allucinato delle borgate, le riscritture dantesche. Opera a tratti profetica e tra le più personali di Pier Paolo Pasolini, capace di alternare l'elegia accorata e il sarcasmo feroce, la narrazione in versi e le sceneggiature cinematografiche, "Alì dagli occhi azzurri" delinea con immediatezza l'evoluzione artistica e la ricerca intellettuale dell'autore.
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Come tutte le ragazze che vivono nel castello di Keresken, Lady Hollis Brite sogna di far innamorare di sé Jameson, l'affascinante re del regno di Coroa, che sposandola la renderebbe non solo regina, ma una vera e propria leggenda. Quando, inaspettatamente, il giovane si accorge di lei e comincia a corteggiarla con regali stravaganti, Hollis è incredula e lusingata dalle sue attenzioni. Ben presto, però, si rende conto che essere la prescelta non è il sogno che immaginava, soprattutto nell'istante in cui incrocia i penetranti occhi azzurri di Silas, un ragazzo misterioso venuto da lontano, che comincia a farle battere il cuore e le scatena dentro una vera e propria tempesta. Mentre gli sguardi di tutta la corte sono puntati su di lei, Hollis si troverà costretta a scegliere tra la vita che ha sempre voluto e una vita che non avrebbe mai e poi mai pensato di desiderare.
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