I racconti dell'avvocato. Pasquale Demetrio, avvocato di punta della sua città, mette sotto la lente d'ingrandimento, confessioni, malcostume, vizi, sentimenti e complessità dei personaggi dei suoi racconti. Una narrativa circostanziata, curata in modo raffinato ed elegante. Una scrittura "liquida": la perfetta combinazione tra una trama accattivante e un contesto quasi familiare, conosciuto. Non ci sono sovrastrutture narrative, nessuna esuberanza stilistica, né compiacimento professionale. Piccoli dettagli che raccontano fatti e misteri nella nuova quotidianità nell'epoca degli smartphone, dove gli avvocati redigono un parere legale attraverso app come "Chat GPT"... Tra omicidi, indagini, equivoci, inchieste, in una Torino che, dietro al suo strato di nebbia che spesso la domina, nasconde misteri impenetrabili che da sempre la rendono una città affascinante. Il capoluogo piemontese è, effettivamente, il coprotagonista di questi due racconti. La narrazione attenta, più che allo svolgimento dei fatti, ai risvolti psicologici e alle atmosfere, aumenta le profondità e la visione, discostandosi dagli abituali romanzi gialli.
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È possibile analizzare le complessità dell'altrui animo umano per curare se stessi? Isabella, ha deciso di occuparsi di stranezze della mente per prendere le distanze da un passato difficile, pieno di solitudine e mancanza di fiducia. Sulla soglia dei quarant'anni decide di cambiare rotta trasferendosi dalla sua amata Venezia a Torino, approdando al reparto dei disturbi alimentari del prestigioso ospedale San Damiano. Il capoluogo sabaudo ha in serbo per lei una vita nuova e una serie di personaggi che saranno in grado di condurla per mano tra il calore dell'amicizia e la passione dei sensi, permettendole di aprirsi al mondo e concedersi, un po' alla volta, anche l'opportunità dell'amore. La storia indaga diverse sfaccettature della psicologia e dei disturbi alimentari, mantenendo un tono leggero e soprattutto semplice e frizzante. La narrazione diviene particolare di capitolo in capitolo, partendo dal punto di vista di Isabella per poi spostarsi su altri protagonisti e terminare con una voce narrante in grado di dipanare la matassa delle complessità dell'animo umano. Dopo "I nodi dell'anima" questo è il secondo capitolo della "Trilogia dell'anima".
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L'innocenza ritrovata è la viva testimonianza e il racconto, attraverso le dirette voci dei partecipanti, del progetto di pratica e consulenza filosofica, ideato e condotto da Chiara Castiglioni in una casa di cura per anziani di Torino. Un itinerario che esplora temi profondi quali la nostalgia, la fragilità e la forza delle emozioni, l'identità, le relazioni e la solitudine, l'intimità ontologica come forma della spiritualità. Nel corso degli incontri emerge evidente il valore prezioso della filosofia come pratica di empatia e intimità rispetto alla universale condizione umana. In particolare per le persone anziane nei contesti di cura, la pratica filosofica offre spazi di socialità, dialogo e confronto: stimolando il pensiero e la memoria e promuovendo la riflessione (il «fare i conti con la propria vita», il «bilancio») tiene viva la memoria affettiva, l'attività vitale del ricordare, etimologicamente del «rimettere nel cuore».
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Gipo Farassino ha cantato Torino. Nato nel 1934 in Barriera di Milano, al numero 6 di via Cuneo, da giovane ha girato il mondo; tornato nella sua città alla fine degli anni '60, è diventato il testimone fedele dell'anima piemontese, prima del boom economico che avrebbe cambiato tutto. Gipo ha messo in scena un Piemonte e una Torino d'altri tempi, ha composto canzoni in piemontese ma anche in italiano. Ci ha lasciato nel 2013, alla soglia degli ottant'anni, e il ricordo del suo teatro, inventato all'inizio degli anni Settanta insieme a Massimo Scaglione, regista e amico, non è per nulla sbiadito. Poi, negli anni Ottanta, l'avventura politica: anche in quel periodo "diverso" della sua vita, Gipo ha saputo stare vicino alla sua gente al suo pubblico, che ha continuato a seguirlo e ad amarlo. Un omaggio alla vita e all'opera di uno chansonnier, un teatrante, un barrierante, come lui stesso amava definirsi.
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Giorgio, 44 anni, di mestiere fa l'agronomo ed è divorziato. L'estate che incombe su Torino gli porta una grossa preoccupazione: dovrà trascorrere due mesi con il figlio Emanuele, un adolescente affetto da una leggera forma di autismo. Un pomeriggio, quando le cose si complicano, nella mansarda sopra il loro appartamento arriva Agata, una modella con una personalità "particolare" e le certezze di Giorgio vanno a farsi un giro.
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