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  1. I conti non tornano. I numeri ci parlano. Impariamo a leggerli per capire perché l'Italia non cresce più

    PIL, inflazione, spread, pubblica amministrazione, cuneo fiscale, evasione ed elusione. Ovunque ci troviamo - al bar, sui mezzi pubblici, sui social -, ovunque si svolga un dibattito politico - sui giornali, in televisione - è impossibile non sentire qualcuno esprimere il proprio parere o dare la propria ricetta su questi fenomeni ed entità. Quasi sempre si tratta di interpretazioni dettate da sensazioni, opinioni e ideologie, di rado sono supportate da evidenze oggettive. E, quando i numeri vengono citati, sono spesso parziali e incompleti, piegati ad arte, ignorando o fingendo di ignorare che tanti aspetti sono tra loro collegati. Se, per esempio, è vero che la disoccupazione in Italia ha raggiunto i minimi storici, non viene quasi mai menzionato il fatto che il tasso di occupazione resta comunque inferiore di quasi dieci punti rispetto alla media dell'eurozona. O che siamo l'unico Paese europeo in cui, dal 1990 in poi, i salari reali sono diminuiti. O, ancora, che la disoccupazione giovanile è una delle più alte, per non parlare di quella femminile, e che questo si ripercuote sul sistema previdenziale e pensionistico. Per parlare di economia, "materia a volte scientifica, a volte filosofica, talvolta mistica", sarebbe bene muovere da un'accurata lettura dei dati. Ed è quello che fa in queste pagine Massimo Taddei, che, partendo dal concetto di stagnazione e ricorrendo a oltre 50 grafici spiegati con grande chiarezza, esplora dettagliatamente alcune delle cause che ci hanno portato a non crescere più. "I conti non tornano" è un libro di divulgazione accessibile e immediato, rivolto a chiunque sia curioso di capire il Paese in cui viviamo e le prospettive che ci attendono, perché "se non ti occupi dell'economia sarà lei a occuparsi di te".

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  2. Maghe e streghe d'Italia. Da Nord a Sud, alla scoperta delle donne più misteriose e affascinanti della tradizione italiana

    L'Italia, come il resto d'Europa, nei secoli scorsi ha conosciuto il pugno di ferro dell'Inquisizione, che ha represso, spesso con grande violenza, le credenze e le pratiche considerate contrarie alla religione cattolica. E la prima cosa a cui si pensa quando si nomina l'Inquisizione non può che essere la caccia alle streghe. Fattucchiere, maghe, guaritrici, janas: la tradizione popolare italiana è ricca di figure femminili ammantate di mistero e magia, spesso osteggiate dalla comunità più ortodossa e non di rado finite nelle grinfie degli inquisitori. I registri dei tribunali di allora restituiscono i ritratti di donne profonde, capaci di opporsi all'autorità tirannica con fierezza e con una forza d'animo incrollabile. Da Beatrice Mullanu a Gentile Budrioli, dalle streghe di Benevento alle donne-fate della tradizione sarda: Pierluigi Serra conduce il lettore alla scoperta di queste figure a cavallo tra storia e leggenda, raccontandone le vite e mettendone una volta di più in luce il fascino immortale. Il libro perfetto per tutti gli appassionati di stregoneria e folclore italiano. Tra gli argomenti trattati: Gentile, la strigimaga enormissima; Mulieres maleficae; Donna Olimpia, la diabolica papessa; La strega di Casale; I giochi notturni di Diana sotto il noce di Benevento; L'isola delle indemoniate; Venefiche pozioni d'amore; La setta delle masche.

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  3. Le donne dell'editoria del Novecento. Archivi, memorie, autorappresentazioni

    Archivi conservati e donati alle istituzioni, autobiografie, epistolari, diari di donne impegnate a vario titolo nell'editoria del Novecento: sono le fonti su cui riflettono i saggi di questo volume, indagate con uno sguardo mirato a far emergere le tracce, non di rado sepolte o emarginate, di quel lavoro, ma soprattutto interrogate per quanto ci dicono - non senza reticenze, ambiguità e contraddizioni - sulla rappresentazione di sé. Per molte di queste "intellettuali" (scrittrici, traduttrici, redattrici, direttrici di collane, editrici) quel gesto di salvaguardare e selezionare le proprie carte o di affidare alla scrittura la trama del proprio vissuto significa consegnare le prove, a futura memoria, di un percorso verso un'identità professionale conquistata a fatica. Restituire loro la voce consente di rendere vitali le testimonianze di tante donne implicate in modo diverso nella diffusione del sapere, patrimonio silenzioso della nostra memoria culturale.

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  4. Ennio Flaiano oltre i luoghi comuni

    Di Ennio Flaiano si tramanda un'immagine ormai stereotipata: lo sferzante autore di battute ed epigrammi che stigmatizzano i vizi degli italiani e che non hanno perso d'attualità; lo sceneggiatore deluso dalle collaborazioni cinematografiche; lo scrittore saturnino e melanconico. Non che tutto ciò non sia vero: ma questo libro nasce dalla constatazione che esistono fonti di rado o mai consultate; e che la natura stessa dell'opera di Flaiano, tra letteratura e giornalismo, diari e sceneggiature di controversa attribuzione, lavori per la radio e la televisione, presenta ancora zone da esplorare e di indubbio interesse. Quello che abbiamo voluto fare è portare alla luce alcuni aspetti che, speriamo, possano servire a inquadrare in modo più completo (e anche meno agiografico) il ruolo di Flaiano nella cultura italiana del Novecento.

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  5. Le statue d'acqua

    In un sotterraneo di Amsterdam vive un solitario, Beeklam, circondato da statue. Conversa con loro, evoca ricordi, perde "il controllo delle ore e della vita", esce di rado, per lo più di notte. È uno di "coloro che sono nati persi e debuttano dalla loro fine". Ha lasciato presto il padre, per andare "a comperare statue". In lui, infanzia e vecchiaia si confondono. Una precoce percezione dell'effimero sembra avergli impedito, da sempre, di credere che le cose possano avere una ragione. La sua sola attività è una perenne, silenziosa cerimonia dedicata agli assenti. L'austero domestico che abita con lui, le statue stesse, l'acqua frusciante che lo chiama, dietro le pareti: sono le comparse di un teatro d'ombre dove il vuoto si veste sontuosamente di ogni apparenza. Verso Victor, suo domestico, e Lampe, che era stato domestico del padre, Beeklam sente un'oscura affinità. Ciò che li unisce è almeno la "vocazione del ricordo" e il perverso piacere della rinuncia. Su ciascuno di loro grava una sorta di eccentricità metafisica, ciascuno conserva qualcosa dell'innocenza - e del furore - che è delle persone totalmente sole. E un giorno Beeklam abbandonerà le statue e i sotterranei, emergendone "come nelle fiabe, carico di anni".

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  6. L'imbroglio del feto. Materia e politica della gestazione

    Il volume indaga l'insieme dei processi tecnologici e retorici che costituiscono l'immaginario della riproduzione, attraverso l'analisi dei rapporti fra tre elementi chiave: le metodologie utilizzate per l'esame ecografico; il funzionamento della macchina ecografica; l'impatto emotivo generato dall'immagine fotografica restituita dall'apparecchio. Di rado questi tre segmenti sono considerati come parti costitutive di uno stesso fenomeno ed è proprio da questa lacuna che sorgono fraintendimenti, ma anche possibilità interpretative. La questione è di natura politica: emblematico è in questo senso il modo in cui le ecografie fetali vengono impiegate nei dibattiti sull'interruzione volontaria di gravidanza e, in alcune legislazioni, nella procedura abortiva stessa. Che cosa accomuna allora l'esame diagnostico, l'immagine ecografica e la sua portata politico-estetica? E come ricucire tre momenti all'apparenza sconnessi della produzione dell'immagine, che in questo contesto è anche produzione di soggettività?

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