È il 22 giugno 2022 quando il tenente dei Carabinieri Massimiliano Colabruna si appresta, come ogni mattina, a salire in macchina per percorrere la strada in direzione Torino. Riesce a contrastare, con l'aria condizionata e della buona musica, una temperatura che sfiora i trenta gradi, mentre il suo sguardo si posa sulla Basilica di Superga in lontananza. All'improvviso, però, mentre parla in vivavoce con il suo superiore, una fitta nebbia, del tutto inspiegabile, inizia a circondarlo fino al punto da obbligarlo a fermarsi. La radio smette di funzionare, così come tutti gli altri apparecchi elettronici, compreso il cellulare. Senza quasi rendersene conto, Colabruna si ritrova a girovagare a piedi nella campagna torinese finché quattro individui a cavallo, travestiti da guerrieri medioevali, non lo catturano. Il tenente pensa a uno scherzo ma, quando la nebbia si dirada, un pensiero preoccupante inizia ad aleggiare nella sua testa: la Basilica di Superga non c'è più. Massimiliano Colabruna, senza sapere come, è tornato indietro nel tempo di oltre cinquecento anni.
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È estate, fa caldo. Una ragazza viaggia sul sedile posteriore di un'auto schiacciata tra la madre e il suo nuovo fidanzato, il cane raggomitolato trai piedi. Suo fratello, Axel, è al volante, lo sguardo inespressivo e assente. Dal finestrino non passa un filo d'aria, i corpi compressi bruciano contro le spalliere dei sedili. All'improvviso Axel ferma la macchina, scende e rimane in silenzio. Sua madre lo raggiunge e si ferma accanto a lui. Madre e figli si appoggiano l'uno contro l'altro. Cominciano a piangere. La tensione esplode in una lite furibonda che coinvolgerà tutti. Così inizia il racconto in tre atti di una famiglia in frantumi, la storia di una madre incapace di amare e di quattro fratelli uniti dal desiderio comune di essere compresi. Insieme cercano di cavarsela, non conoscono la felicità ma hanno un vago ricordo di cosa significhi essere una famiglia. E sulla base di questo ricordo lottano e si impegnano per ripristinare un'apparente armonia. Attraverso quadri cinematografici, con ritmo alterno e frammenti di dialoghi, Moeyaert non narra, ma allude, evoca, lascia indovinare. Attraverso immagini quasi impressionistiche riesce a creare un'atmosfera carica di una sottile e fortissima suspense, e rende con estrema precisione le tensioni inespresse tra i membri della famiglia, amplificandole a tratti fino al surreale.
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Come la vita della coscienza, la vita biologica non è una macchina che si ripete sempre identica, ma è continuo e incessante mutamento, è vita sempre nuova che, conservando l'intero passato, cresce su se stessa. Così la nozione fondamentale di evoluzione creatrice permette a Bergson, e a tutto il pensiero del Novecento, di oltrepassare l'opposizione tra meccanicismo e finalismo, tra materia e vita, tra animale e umano. Pubblicata nel 1907, "L'evoluzione creatrice" costituisce un momento di svolta i cui effetti ricadranno ben oltre i limiti della sua disciplina e varranno a Bergson, primo tra i filosofi, il premio Nobel per la Letteratura. La profondità di cui è gravida la sua opera principale - cui si deve il merito, tra gli altri, di rompere i confini fra filosofia, scienza, letteratura e teologia - rende queste pagine, ancora oggi, un punto di partenza ineludibile per immaginare il futuro del pensiero occidentale.
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"Manuale di sopravvivenza per un frontman" è una semplice interpretazione della musica vissuta con gusto, è un monito che proietta verso l'essenza del fare musica e viverla tramite tutti i sensi che abbiamo a disposizione. Insegna a non essere stronzi tramite la musica, a non usarla come uno strumento che esalti egocentrismi ed egoismi, estremi che non devono nemmeno essere avvicinati a questa forma d'arte. Mettersi a nudo tramite piccoli giochi e storie in cui tutti possono serenamente identificarsi, anche chi con la musica non ha un approccio diretto e giornaliero. Proiezioni passate, proiezioni future, ricordi e tormenti. In questo manuale c'è la musica vestita da macchina del tempo e ognuno può guidarla come meglio crede, in base alla propria esperienza, al proprio carattere, al proprio stile e gusto musicale. Un libro onesto che non vuole insegnare verità assolute ma al contrario ha l'obiettivo di stimolare la curiosità, riaprire vecchi cassetti con dentro propositi impolverati e unire le melodie alla vita vissuta giornalmente, come se le due cose fossero imprescindibilmente unite. Il tempo, le melodie, i sogni, i ricordi e le speranze tutte dentro un viaggio che esamina le sfumature più nascoste e più popolari di questa ancora di salvataggio giornaliera chiamata musica. Prefazioni di Omar Pedrini e Massimo Ghiacci.
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